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Social: è morta la giovane YouTuber che insegnava a fare l’uncinetto in maniera divertente (e virale)

Pubblicato il da Claudia

Melanie Ham, l’insegnante di uncinetto più popolare di YouTube con quasi 820.000 iscritti al suo canale, lascia il marito e due figli a 36 anni, a causa di una rara forma di cancro al rene combattuta fino all’ultimo, ma che non le ha lasciato scampo. In dieci anni, i suoi video-tutorial di lavori all’uncinetto e fai-da-te erano diventati virali, dapprima negli Stati Uniti e poi in tutto il mondo. Attraverso YouTube, è riuscita a coinvolgere più di 800.000 iscritti, per un totale – ad oggi – di oltre 70 milioni di visualizzazioni. Sui suoi social, dal Gennaio 2019 Melanie Ham aveva parlato anche della sua malattia, raccontando come i medici avessero rilevato nel suo rene una massa sospetta, riconosciuta poi pochi mesi dopo come angiomiolipoma epitelioide, una rara forma di sarcoma. 

Social: è morta la giovane YouTuber che insegnava a fare l’uncinetto in maniera divertente (e virale)
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Melanie Ham, morta la Youtuber da 800 mila follower: l’annuncio del marito

Pubblicato il da Claudia

La donna aveva 36 anni ed era malata di cancro. La morte risale al 12 gennaio ma è stata resa nota solo ora dalla famiglia 

 

“Mancano 9 giorni al nostro anniversario. La mia famiglia, i nostri medici, le nostre infermiere e soprattutto Melanie hanno combattuto fino alla fine e hanno fatto tutto il possibile per evitarlo oggi, ma questa non è la nostra strada”. Con questo messaggio pubblicato sul suo sito personale, Robert Ham, marito di Melanie Ham, Youtuber americana da oltre 800 mila follower, ha dato l’annuncio della sua morte. La donna, 36 anni, era famosa online per i suoi video virali in cui condivideva la passione per i lavori all’uncinetto e, in generale, per piccoli lavoretti fai da te.

Melanie Ham aveva condiviso anche la malattia sui suoi canali social, confermando di soffrire di un tipo di sarcoma chiamato angiomiolipoma epitelioide. Sul suo sito personale, ad ottobre, aveva raccontato di aver subìto un’operazione chirurgica e per questo non avrebbe postato per qualche tempo sul canale YouTube. La donna aveva due figli e, insieme alla famiglia, viveva a Los Angeles. 

Sulla pagine principale del suo sito è apparso un altro lungo messaggio scritto dal marito per ringraziare i fan e i medici del supporto: “Negli ultimi mesi le cose sono andate sempre peggio, ma siamo grati di aver passato le vacanze insieme a lei, cercando di viverle al meglio”, si legge. La richiesta, infine, di “condividere foto , messaggi, progetti che vi hanno ispirato in questi anni” per ricordala online, dove si era fatta conoscere in tutto il mondo.

L’account di Melanie, che aveva lo stesso nome della donna, era stato aperto dal 2011. In circa 10 anni è cresciuto tantissimo, arrivando a oltre 800mila iscritti solo al canale YouTube, aprendosi dai video dedicati all’uncinetto a quelli che parlano di passatempi fai da te come le mascherine da cucirsi in casa, oppure pezzuole per pulire.

 

Melanie Ham, morta la Youtuber da 800 mila follower: l’annuncio del marito
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Perchè le etichette dei filati a volte non sono originali ?

Pubblicato il da Claudia

Perchè le etichette dei filati a volte non sono originali ?

I filati escono dalla filatura normalmente in rocche da 1 kg. quando vengono utilizzati possono rimanere rocche inferiori ad un kg. ma anche rocche di 1 kg.

I nostri clienti possono acquistare sul nostro sito web rocche da 500 gr, offriamo questa possibilità ai nostri clienti perchè per molte persone acquistare 1 kg di filato tutto dello stesso tipo e colore è troppo, soprattutto se si tratta di hobbiste/i che realizzano un solo capo per tipo e colore. In questo modo le nostre clienti possono acquistare una quantità sufficiente per un maglione in vari tipi di filato e colori, e se hanno bisogno di maggiore quantità è sufficiente acquistare più rocche di 500 gr dello stesso tipo e colore di filato. 

Per questo motivo, cioè dividendo le rocche da 1 kg in rocche da 500 gr la etichetta della rocca originale rimarrà su una delle due rocche, nell’altra rocca da 500 gr apponiamo la nostra etichetta copiando titolo, composizione, codice o nome colore e partita o bagno dalla etichetta originale. Questo non vuol dire che il filato non è più originale, anzi, tutt'altro.

Spesso dobbiamo ripassare il filato alla roccatrice perchè alcune rocche sono “sospette” di avere qualche difetto. Capita spesso infatti che in una grossa partita di filati in stock che acquistiamo ci siano alcune rocche difettose.

Le rocche sospette le ripassiamo alla roccatrice, per fare questo utilizziamo coni riciclati per non doverne comprare di nuovi che non sono molto economici e inciderebbero sul prezzo del filato, invece le rocche che presentano difetti le eliminiamo, mentre a quelle che non presentano difetti strutturali apponiamo la nostra etichetta indicando il nome dell’articolo, il titolo, il colore ed il numero della partita. Questi sono i principali motivi per i quali a volte ti può capitare di ricevere alcune rocche con il nostro adesivo invece che con l’adesivo originale della filatura e potreste ricevere rocche con il cono di un’altra filatura in quanto utilizziamo coni riciclati di molte filature.

Perchè le etichette dei filati a volte non sono originali ?
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Storia della Lana: come si ricava e come si lavora

Pubblicato il da Claudia

“Fila la lana, fila i tuoi giorni…” cantava De André in un suo bellissimo brano, e di certo non solo lui si è occupato di questo tessuto nella tradizione italiana. Vi siete mai chiesti quale è la storia della lana?

La lana è un materiale molto popolare che da sempre fa parte dell’industria tessile. In questo articolo affronteremo brevemente la sua storia, come si ricava e come si lavora. 

 

Storia della lana: come si ricava e come si lavora

Secondo alcuni studi, la lana è utilizzata fin dal 3000 a.C., in Mesopotamia, ma la sua produzione su scala industriale risale al XVII Secolo a.C.

La lana si ricava dal vello di alcuni ovini come pecore e capre ma in parte anche da altri animali, come camelidi, lo yak e l’antilope tibetana.

La fibra della lana si ottiene mediante il filato (vedremo più avanti la lavorazione della lana) della materia prima proveniente da questi animali, è pertanto una fibra tessile naturale.

La Lana lungo il corso della Storia

Anche nell’Antica Grecia l’importanza della lana era predominante, fin dall’età del ferro la materia tessile più diffusa.

All’epoca romana si deve l’introduzione delle cesoie per rimuovere la lana dagli animali, senza le barbare tecniche antiche di strapparla direttamente dal corpo dell’animale, mentre è con il Medioevo che la lana vede il suo più fiorente periodo di diffusione.

Attraverso i secoli la lana si impone come merce di scambio in tutta Europa, protagonisti Inghilterra ma anche Italia, diviene presto, nel XIII materia tessile di produzione industriale su vasta scala.

Nell’Ottocento invece, si deve alla Spagna l’incrocio e selezione di bestiame che portò alla nascita della specie pecora merino, da qui la famosa lana.

Aspetto e proprietà della lana

 La fibra della lana è composta da squame chiamate cuticole e da un corpo centrale chiamato canale midollare. Ha solitamente da vergine, una colorazione gialla, ambrata, variazioni di tinte avorio, finanche tinte più marroni o nere.

E’ una fibra molto morbida, elastica, igroscopica, antistatica e coibentante termica, quindi presenta molte caratteristiche di versatilità e il suo impiego è molteplice. Inoltre si tinge con molta facilità e si usa sovente mescolata ad altri tipi di tessuto, per ricavare vari tipi di indumenti. 

Storia della Lana: come si ricava e come si lavora
Storia della Lana: come si ricava e come si lavora
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Anna Pittoni e quel primo golf lavorato all’uncinetto che diventò un mito

Pubblicato il da Claudia

Anna Pittoni e quel primo golf lavorato all’uncinetto che diventò un mito

La sua biblioteca di moda diventerà un libro, che analizza i testi e i cataloghi su cui ha formato gusto e tecnica 

TRIESTE Anita Pittoni inventiva creatrice di moda? Creatrice sì, prima di tutto di se stessa. In alcune note autobiografiche, manoscritte e dattiloscritte, l’artigiana artista triestina si raccontava con particolari diversi, costruiva e adattava il suo profilo alle occasioni, agli incontri, agli interlocutori cui erano dirette.

Si voleva designer naturale, autodidatta ispirata, mitizzava gli inizi. Del tutto priva di esperienza - diceva di sè - si era messa a lavorare all’uncinetto un golfino, sul gradino davanti alla porta dello studio delle sorelle Wulz, al numero 19 di Corso Vittorio Emanuele III, oggi corso Italia. In un altro suo testo, “La boutique de la femme italienne”, scherzava sulla sua griffe, ma con l’orgoglio di appartenere di diritto a una dimensione artistica: “Vostra moglie non vi ama. Donatele un costume Pittoni. Il vostro amante vi dimentica. Donategli una fotografia Wulz”.

 

 

Capitava, però, che qualche dettaglio sfuggisse al controllo di Anita, che qualche nota non fosse rivista e allineata. Ecco allora un’altra delle sue autorappresentazioni delineare un percorso diverso, chiarendo ruoli e suddivisione dei compiti nello Studio di arte decorativa che all’inizio teneva nella dimora delle Wulz, prima di trasferirsi in via D’Annunzio 1 (l’odierna via del Teatro) e poi in via Cassa di Risparmio: loro fotografavano capi e accessori, lei li realizzava, ma i disegni e i bozzetti erano firmati dal grafico pubblicitario polesano Marcello Claris. Non modelli di suo pugno, dunque, ma di un artista al quale va certamente attribuito l’album dei gilet ora conservato al Museo Wolfsonian di Genova e ritenuto di Anita.

Fingere abilità, o sottacere collaborazioni, contribuiva a creare il suo personaggio. Le piaceva dare di sè una descrizione “verosimile”, dove coesistono verità, un pizzico di esagerazione e ruoli di pura invenzione. Accade, per esempio, sempre secondo un’altra delle sue autobiografie, quando affermò di essere stata aiuto del regista Anton Giulio Bragaglia per le scene de “Il suggeritore nudo” di Marinetti. Una fantasia: le realizzò in realtà l’artista e designer Bruno Munari.

C’è una biblioteca di moda che racconta molto sulle fonti dell’ispirazione della Pittoni e sulle origini della sua opera tessile. Ma anche sui vezzi, sulle debolezze della donna e della creativa. Un centinaio di pubblicazioni preziose per “contestualizzare” questa singolare ed eclettica figura di “genio della manualità”, per citare la definizione che di lei diede Tullio Kezich, il cui lavoro di designer si nutriva di moltissime letture e sollecitazioni visive, era dunque tutt’altro che spontaneo.

Sui volumi, di proprietà di vari collezionisti, sta lavorando il libraio Simone Volpato, al quale si devono mostra e catalogo FuturAnita del 2016, dedicati alla vita quotidiana dello Studio di arte decorativa, a clienti, patronesse e testimonial di sangue blu, a committenti e fornitori, alla corrispondenza e ai contatti mantenuti negli anni della moda, dal 1920 in poi, quando non era neanche ventenne. Nel 1949 Anita lascerà la moda per una nuova avventura, l’editoria di pregio. Se ne sono occupati di recente Michela Messina e Sergio Vatta, mentre lo studio di Volpato diventerà un libro, per i tipi dell’editore Ronzani.

Sfogliamo i volumi. Per imparare a riconoscere le tipologie 

di tessuti e studiare armature di stoffe, Anita legge due manuali editi da Hoepli, di Oscarre Giudici e Pietro Pinchetti, del 1904 e 1910. Ne “L’arte decorativa contemporanea” di Carlo Carrà, del 1923, si sofferma sulla sezione arazzi, pannelli, tappeti, merletti, dove l’autore parla di Fortunato Depero, di Rosa Menni Giolli, maestra delle arti decorative applicate alle stoffe, del designer e architetto Marcello Nizzoli e dell’Associazione del Batik di Trieste fondata dalla pittrice Maria Lupieri. Tra queste pagine è conservato il suo primo monogramma “AP”, sotto forma di ex libris.

Dello stesso anno è un’altra opera consultata da Pittoni, “Le arti a Monza nel MCMXXIII” di Roberto Papini, dove sottolinea i passi dedicati a Depero, alle sete di Guido Ravasi, ai velluti di Lorenzo Rubelli e agli arazzi di Vittorio Zecchin. Nel numero monografico di “Noi. Rivista d’arte futurista”, ancora del ’23, studia i cuscini e i pannelli di Depero e Valente. Nel 1925 visita la Seconda internazionale delle arti decorative a Monza, di cui acquista il catalogo, mentre per approfondire la lavorazione dei cuscini in panno consulta quelli della ditta torinese Lenci degli anni ’26 e ’28. Infine, quando si avvicina al mondo delle navi nel 1932, si fa donare da Ernesto Nathan Rogers il volume di Anselmo Bucci, “Arte decorativa navale”.

Nella biblioteca Pittoni trovano spazio tutte le novità editoriali dell’epoca in materia di interior design. Negli scaffali anche volumi d’arte e i cataloghi della mostra del Novecento Italiano di Margherita Sarfatti del 1926 e 1929. La “pittrice dell’ago”, come la chiamava Bragaglia, è curiosa e attenta alle uscite. Legge, sfoglia, si imbeve di immagini, colori, grafismi. Assorbe come una spugna.

Se si potesse dunque idealmente allargare la foto in cui Anita Pittoni dice di aver uncinettato il golfino perfetto sotto casa delle amiche Wulz, nell’inquadratura entrerebbero Carrà, Depero, la moda femminile dei futuristi, teorizzata nel manifesto di Volt (il poeta Vincenzo Fani Ciotti), la stessa Sarfatti. Era il mondo dell’arte che le offriva spunti per disegnare il moodboard delle sue collezioni. Anita lo faceva, e spesso lo credeva, tutto ed esclusivamente suo.

 
Anna Pittoni e quel primo golf lavorato all’uncinetto che diventò un mito
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L’arte dell’uncinetto per una giornata di solidarietà Evento-beneficenza nel Chiostro di San Francesco a Sorrento

Pubblicato il da Claudia

L’arte dell’uncinetto per una giornata di solidarietà Evento-beneficenza nel Chiostro di San Francesco a Sorrento

Ci sono passioni e talenti che arrivano da lontano. E dalla memoria arriva l’arte dell’uncinetto, tramandata di madre in figlia e riscoperta anche a livello terapeutico, un modo per sviluppare le proprie capacità e per ritrovarsi con se stesse e gli amici.

E proprio andando indietro con la memoria nasce “Fiori al Chiostro”, una free marathon di amanti del filo. L’appuntamento è a Sorrento nel Chiostro di San Francesco domenica 18 giugno dalle 10 alle 22. Nello splendido scenario del Chiostro sarà possibile, tra l’altro, lavorare all’uncinetto e alle altre arti del filo, riscoprendo antiche atmosfere.

L’evento, promosso dal Comune di Sorrento con l’associazione onlus “Il Colibrì” diMeta e il gruppo “Tricot al Bistrot”, vivrà dei lavori floreali realizzati liberamente all’uncinetto da quanti volessero aderire.

“Invitiamo chiunque attraverso il filo coltivi non solo una passione ma estrinsechi la propria anima, “dice una delle organizzatrici, Teresa Franza, musicista e maestra di merletto al tombolo, “a condividere nello splendido scenario del chiostro di San Francesco un piacevole momento di aggregazione e convinvialità che riporti alla memoria gli antichi sapori dei cortili del passatore”.

L’arte dell’uncinetto per una giornata di solidarietà Evento-beneficenza nel Chiostro di San Francesco a Sorrento
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Filati di Cotone: conosci tutte le differenze e le tipologie?

Pubblicato il da Claudia

Filati di Cotone: conosci tutte le differenze e le tipologie?
Il cotone è una fibra tessile che si ricava dalla bambagia, che è questa bellissima lanuggine che copre i semi 
una volta raccolta e filata si trasforma in cotone, uno dei filati più apprezzati ed utilizzati al mondo. 
  1. Cotone vergine: si intendono le fibre di cotone lavorate per la prima volta
  2. Cotone rigenerato: è un filato ottenuto dal riciclo di vecchi abiti o scarti tessili, generando fibre di cotone già colorate, un'ottima idea green per evitare anche lo spreco di acqua e le emissioni ci CO2.
  3. Cotone mercerizzato: il nome indica che il filato ha subito un bagno di soda caustica a 30°, questo rende il cotone di mano migliore, maggior lucentezza e il colore sarà più solido e stabile. Solitamente viene sottoposto a questo processo è il famoso Filo di Scozia
  4. Cotone Gasato: il nome deriva dal fatto che il filato viene passato a grande velocità su una "fiammella a gas" la quale brucia la peluria sporgente del cotone appena ritorto, rendendo il filo più uniforme, fresco e liscio. Si effettua su cotoni di alta qualità.
  5. Cotone pettinato: il nome deriva dal fatto che le fibre vengono pettinate tutte nella stessa direzione, si ottiene così un filato molto resistente, lucido, poco peloso ed estremamente morbido, perciò si consiglia per capi che andranno a diretto contatto con la pelle. Per non perdere le sue caratteristiche o evitare che si restringano i vostri capolavori fatti a mano vi invitiamo a lavarlo a basse temperature.
  6. Cotone ritorto: caratteristica fondamentale del cotone per uncinetto, si tratta dell'effetto a "spirale" che impedisce ai fili che compongono il gomitolo di aprirsi, facendoci lavorare più facilmente e velocemente.
  7. Cotone Makò ed Egiziano: sono filati di altissima qualità provenienti dall'Egitto, le fibre sono più fini e sottili. Ha proprietà antiallergiche, resiste molto bene ai molteplici lavaggi e mantiene il colore brillante e inalterato nel tempo. Ideale per la realizzazione di capi estivi perchè molto traspirante, e per bikini.
  8.  Cotone Cablè: si diversifica dagli altri filati in quanto i fili vengono assemblati a catenella, ideale per essere lavorato all'uncinetto poichè non tende ad allungarsi con il peso del lavoro, Sarà più facile così seguire meglio schemi e misure.

Ecco spiegate alcune caratteristiche del nostro amato cotone. In commercio si possono trovare filati che hanno subito più di una delle lavorazioni sopra elencate per aumentarne sempre di più le qualità. Ora che le idee sono più chiare ricordati di valutare bene il filato in base al progetto: per abiti, maglioni lunghi o shopper noi consigliamo un cotone cablè. Per tutte le altre cotoni pettinati, ritorti egiziani garantiscono freschezza del capo e colori super!

Esistono molteplici filati di cotone per il lavoro a maglia ed uncinetto provenienti da diverse parti del mondo e trattati differentemente, facciamo un po' di chiarezza!

Quanti tipi di cotone esistono?   

Filati di Cotone: conosci tutte le differenze e le tipologie?
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Filato

Pubblicato il da Claudia

Filato

Il filato è l'insieme di fibre tessili tenute assieme da una torsione a formare un filo. La torsione può essere destra (indicata con la lettera Z) oppure sinistra (indicata con la lettera S)[1]. La torsione è destra quando le fibre sono disposte in spire che salgono verso destra; sinistra quando le spire salgono verso sinistra. Il processo per ottenere un filato è la filatura, per cui occorre preparare la fibra tessile attraverso operazioni di cardatura e pettinatura, che servono a districare e rendere parallele le fibre e disporle prima in nastro cardato e poi stoppino.

Filato
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Storia dell’uncinetto e le origini

Pubblicato il da Claudia

Storia dell’uncinetto e le origini

La storia dell’uncinetto si perde nella notte dei tempi, è difficile stabilire e risalire esattamente quando e da chi fu inventato per la prima volta uno strumento rudimentale che si può definire l’antenato dell’uncinetto moderno.

Il reperto più antico che si può considerare realizzato con il precursore dell’uncinetto è stato trovato nello Jutland in Danimarca, si tratta di una specie di copricapo di lana grezza che risale a più di 3.000 anni fa.

Una studiosa americana Mary Thomas sostiene che l’uncinetto è nato in origine nella penisola araba da dove poi si sarebbe diffuso verso l’occidente fino ad arrivare in Spagna. 

Reperti di bastoncini ricurvi in legno, avorio, ossa, lische di pesce, sono stati trovati in ogni parte del pianeta, nella cultura egiziana, in Europa, in America del nord, e in estremo Oriente, Il popolo dell’Africa usava un tipo di uncino grosso con il quale realizzavano i copricapo destinati ai capi delle tribù.

Gli studiosi ritengono che le prime lavorazioni rudimentali di questo genere siano state realizzate con le dita per creare delle grandi asole da inserire l’una nell’altra, un po’ come succede oggi nel modernissimo uncinetto con le mani con cui si realizzano delle coperte con un filato estremamente grosso.

Poco a poco gli antichi svilupparono rudimentali strumenti a forma di uncino con cui imitare il lavoro fatto con le dita. 

Storia dell’uncinetto nel mondo 

L’antico popolo Cinese già realizzava delle bamboline rudimentali che sono state le antenate della famosissima tecnica amigurumi moderna.

L’antico popolo Africano realizzava specie di copricapi riservati solo ai capi delle tribù. Gli antichi Turchi realizzavano dei cappelli di lana e gli Scozzesi pesanti mantelle e cappelli.

Storia dell’uncinetto e le origini
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Storia del Filato

Pubblicato il da Claudia

Il filato è l'insieme di fibre tessili tenute assieme da una torsione a formare un filo. La torsione può essere destra (indicata con la lettera Z) oppure sinistra (indicata con la lettera S). La torsione è destra quando le fibre sono disposte in spire che salgono verso destra; sinistra quando le spire salgono verso sinistra.

Il processo per ottenere un filato è la filatura, per cui occorre preparare la fibra tessile attraverso operazioni di cardatura e pettinatura, che servono a districare e rendere parallele le fibre e disporle prima in nastro cardato e poi stoppino. 

Nei secoli sono state sviluppate molte diverse tecniche per ottenere la torsione di questi nastri di fibre, che prevedono l'uso di strumenti più o meno complessi.

  • È possibile avvolgere le fibre con il solo uso delle mani, facendo rotolare il nastro con il palmo della mano su una gamba. Metodo arcaico, ancora in uso in aree rurali europee nella prima metà del XX secolo.
  • dal neolitico si è utilizzato il fuso e la conocchia o rocca.
  • dal medioevo un marchingegno a pedale chiamato arcolaio, filerina o filarello.
  • con la rivoluzione industriale la produzione di filati è svolta da macchinari automatizzati, filatoi che possono essere intermittenti (selfacting o "mule") o continui (ad alette o ad anelli). 
Storia del Filato
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